domenica 18 ottobre 2015

Con la pioggia fuori e dentro il libro - Recensione di 'La sconosciuta' di Mary Kubica

Buongiorno lettori e bentornati su Sfogliando la vita.
Oggi, dopo quasi una settimana che non posto nulla, vi rendo partecipi di una lettura affrontata nel corso di questo mese di Ottobre grazie alla gentile concessione della Harlequin Mondadori, che mi ha offerto una copia in anteprima (bozze non corrette) del romanzo.
Si tratta di un thriller dai risvolti inquietanti e psicologici, perfetto per queste prime giornate di vento e pioggia. Una lettura piacevole, che non ha conquistato il mio cuore ma che mi ha intrattenuta con maestria.

#38




Ed eccola lì, seduta sotto i binari, che trema nell'aria gelida. Se ne sta appoggiata a un muro di mattoni dietro edicole e fetidi bidoni della spazzatura, accanto a grandi pozzanghere d'acqua, accovacciata sul cemento freddo e bagnato. Culla la bambina, che sta piangendo. C'è qualcosa di frenetico nel modo in cui lei la culla, una madre con una bambina inconsolabile, e a un passo dalla pazzia.


Fuori dalla finestra piove quando inizio a leggere "La sconosciuta". Ha piovuto per tutta la giornata e proseguirà per tutta la notte. Lo so.
E ha inizio sotto la pioggia anche la storia che ci racconta Mary Kubica. Una pioggia fredda, incessante, che non da spazio ad un respiro, ad un pensiero. La potete vedere se chiudete gli occhi. Cade dritta, i suoi goccioloni grossi e pesanti che allagano le buche nell'asfalto, si fermano e riflettono i volti imbacuccati dei passanti. C'è una ragazza. Ha una bambina in braccio, avvolta in una copertina rosa. E' sola. Accanto ai piedi una vecchia valigia.

La mente umana può dimostrarsi il più incredibile teatro per mettere in scena un thriller.  Dopotutto è la custode di molti misteri, di tutte le  paure, delle emozioni e delle ossessioni (soprattutto) che muovono la vita di un uomo. In questo caso di una donna.
Heidi.
Una donna come tante, con un marito ed una figlia di dodici anni già preda del turbinio dell'adolescenza. In quella ragazza, abbandonata a se stessa sotto il temporale, vede una figlia, una ragazzina sola e infreddolita, senza un posto dove andare. Ma vede anche un neonato.
Non può resistere. Il suo lato umanitario (e umano) non può tacere.
Li prende con sé.

Una buona azione, la sua, che porterà a conseguenze inimmaginabili nella sua vita, nella sua casa e nella sua testa.
Si, perchè questa storia sembra partire in modo piuttosto banale. C'è l'elemento dell' "intruso", ovvero un personaggio (o anche un evento) che, come una presenza quasi sovrannaturale, si infiltra nel tessuto familiare e muove le acque del mare piatto della quotidianità.
Un tema, questo, presente in molti altri romanzi (L'indecenza di Elvira Seminara) e in diversi film (La bella gente di Ivano De Matteo) ma che, in questo libro, si evolve e si trasforma man mano che le pagine scorrono, andando ad intrecciarsi con numerosi altri motivi.

Non si tratta di un thriller puro e semplice, ma di un romanzo ricchissimo di sfumature, ricolmo di tematiche importanti (probabilmente anche troppe per una sola storia) e dolorose, molte di queste inaspettate per il lettore. Ci troviamo davanti al tremendo racconto di violenze fisiche e psicologiche, abusi, lutti mai superati,comportamenti morbosi.
Emergono lentamente i lati oscuri e nascosti di ogni personaggio. Verità si mutano in bugie, certezze in dubbi, realtà in finzione. Tutti gli elementi si mescolano, aiutati dal mestolo della scrittura empatica e mai superficiale della Kubica, andando a creare un intreccio cupo e, contemporaneamente, coinvolgente.

La storia viene narrata attraverso tre punti di vista, tecnica che è stata. negli ultimi tempi, lievemente inflazionata. In questo caso, però, l'autrice ha saputo rendere necessario ogni sguardo diverso sulla vicenda, perchè ognuno dei protagonisti è ben delineato, in particolar modo le due donne.
I loro pensieri, le loro sofferenze, le loro opinioni e credenze sembrano essere in rilievo tra le pagine, sembrano affacciarsi, uscire dal libro e venire a farci visita. 
Abbiamo Heidi, una donna che riversa l'esigenza di prendersi cura di qualcuno sulle persone meno fortunate, profughi, vagabondi, senzatetto, arrivando fino all'estremo dell'altruismo.
Poi c'è suo marito Chris, un uomo impegnato, ancora innamorato della moglie ma sottomesso dalla sua personalità caparbia e totalitaria. Non è un padre nè un marito perfetto, ma ama la sua famiglia, e tiene alla sicurezza e al benessere di sua figlia;
Willow, invece, è la sconosciuta. La ragazza di cui scopriremo il vissuto pian piano, finchè non ci sembrerà di conoscerla da sempre.

Anche se talvolta la trama scivola in risvolti un pochettino banali, è la scrittura della Kubica a rendere questo thriller diverso dagli altri. Una prosa corposa, colorata e differenziata in base alle situazioni che racconta. Numerosissimi sono i dettagli psicologici che si colgono sia nel corso della lettura, sia ripensandoci una volta terminato il romanzo.
Una scrittura che ci accompagna in un tour visivo di ciò che sta accadendo. Attraverso le parole si può vedere l'ambiente grigio e cupo, il volto sconvolto della ragazza, i corridoi polverosi della biblioteca. Uno stile scattoso e ritmico, ruvido e a tratti anche dolce.
L'autrice descrive in maniera impeccabile anche dinamiche che possono apparire periferiche rispetto alla storia principale, ma che rendono il quadro più realistico, e molto più approfondito. Ad esempio riesce a rappresentare magistralmente il complesso e attorcigliato rapporto tra una madre e una figlia che cresce, in bilico tra il desiderio di rimanere una bambina coccolata tra le braccia dei genitori, e il bisogno quasi fisico di allontanarsi, di nascondersi, di ritirarsi in se stessa e fuggire via dalle sicurezze familiari.

Le ultime pagine, dal ritmo affannoso, quasi asmatico, regalano al lettore un finale interessante senza la necessità di stupire ad ogni costo con colpi di scena forzati. Il tutto risulta ben congegnato dall'autrice, che ci ricorda, con la sua storia, quanto sia difficile riconoscere la verità, soprattutto quando ce l'abbiamo davanti agli occhi.

Mi guarda con quei suoi occhi fiordaliso, la pelle grigiastra, i residui di trucco che intensificano le borse sotto gli occhi. "Credi che mi piaccia vivere per strada?" fa. E poi: "Non ho altri posti dove andare".


Voto:
 
Bello

______________



E voi, cosa ne pensate di questa autrice e del su ultimo lavoro?
Buona vita e buona lettura





4 commenti:

  1. Bellissima recensione, complimenti Federica ^^ Anche io l'ho letto ed è stata una lettura molto avvincente, uno dei thriller più ben scritti e pensati che sono riuscita a leggere negli ultimi mesi. Sicuramente recupererò il romanzo precedente della Kubica.

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    1. Grazie mille Rosa :) Guarda, io ho recuperato Una brava ragazza non appena ho terminato la lettura de La sconosciuta. Ora non vedo l'ora di leggerlo, ma credo che aspetterò un pochino!
      Un bacio :*

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  2. Bellissima recensione, sia tu che Rosa avete gusti simili ai miei, perciò leggerò sicuramente questo romanzo appena ne avrò l'occasione!

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