mercoledì 16 settembre 2015

Chi siamo noi quando non siamo noi? - Recensione di 'Città di carta' di John Green, o del perchè i romanzi di John Green non sono affatto banali


Buongiorno lettori, bentornati su Sfogliando la vita.
Eccomi tornata con una nuova recensione. Città di carta è stata la mia prima lettura di Settembre, e ha inaugurato un autunno, spero, ricco di pagine emozionanti.
Vorrei, in questo post, non limitarmi a riflettere sul romanzo (come faccio sempre), ma mi piacerebbe anche dire la mia su questo autore, John Green, tanto chiacchierato, spesso criticato e, a mio parere, non compreso fino in fondo.

#35






"... Vedi quanto è falso. Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. E' una città di carta. Guardala, Q: guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comprato loro in qualche discount di carta. Tutti rimbambiti dalla frenesia di possedere cose. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per diciotto anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero."


Conoscete quella sensazione meravigliosa che ti si apre nella pancia quando sei in macchina, il sole brucia fuori, la musica alta ti rimbomba dentro (un brano proprio perfetto per quel momento) e ti senti come la protagonista di un film? Allora sorridi, inclini il capo e socchiudi gli occhi al sole, poggi un braccio sul finestrino abbassato e apri le mani in modo da sentire l'aria fresca tra le dita. E acceleri quel poco che basta per sentirti più forte.
Ecco, così è come ti fa sentire John Green quando chiudi Città di carta. Esattamente come i protagonisti della sua storia, ti senti senza confini. E pieno di non sai bene cosa. Ma pieno.

Si, perchè John Green non ci racconta solo una bella storia. Certo fa anche questo, e lo fa davvero bene. Ma ciò che rende Città di carta un libro speciale è la capacità che ha il suo linguaggio di far riflettere su tematiche per nulla banali. Mentre invece è decisamente banale categorizzare i suoi romanzi inserendoli nel genere young adult, solo perchè trattano di adolescenza e giovinezza.
Il modo in cui John Green parla di adolescenza è realmente unico. E solo chi lo ha letto può capire cosa intendo. Descrive gli ingranaggi che si muovono quando si cresce, quando ci si trova alle soglie della vita vera, quella a cui nessuno ti prepara veramente. Il senso di spaesamento misto a quella sensazione di onnipotenza che si impadronisce del cuore di un ragazzo o di una ragazza che scoprono di saper e poter amare.
Dai suoi personaggi viene fuori nitido quel turbinio e quello scintillio di cuori e corpi giovani, che corrono incontro alla loro esistenza tenendo nei due pugni serrati gioia e disperazione, e liberandole insieme nell'aria. E' quel periodo della vita in cui la voglia di essere se stessi non dà respiro, e la consapevolezza lucida di ciò che ti circonda può persino ucciderti. Quel momento in cui siamo tutti un po' egoisti, perchè vogliamo tutto il mondo per noi.

Quentin e Margo, i protagonisti di questa storia, rappresentano due modelli di adolescenza, o semplicemente due modi di affrontare la vita. Lui è un ragazzo posato, molto amato dai suoi genitori, equilibrato, impaurito nei confronti del nuovo, del diverso, della sorpresa. Lei è aggressiva e spericolata, bellissima nel suo originale modo di essere, così estrema e libera da risultare fatale per gli altri e per sé.
L'avventura che vivranno assieme, durante una folle notte in cui i loro sguardi e i loro battiti si incroceranno, cambierà entrambi e li porterà a considerare aspetti di se stessi nuovi e sorprendenti.
Capiranno che spesso, nessuno di noi è quello che mostra agli altri di sé. Siamo forse tutti peggio di come ci vedono? O forse meglio? 
Siamo tante facce insieme, tanti sorrisi insieme e tante lacrime. Ognuno ci legge a modo suo, e se la lettura di qualcuno ci entusiasma siamo capaci di indossare quella maschera (accenni pirandelliani) per tutta la vita, mentendo persino a noi stessi.

Green, con uno stile che definirei una poesia giovanile e moderna, una prosa d'impatto, ipnotica, costellata da numerosi 'pugni allo stomaco', ci parla di giovinezza, ma tocca tematiche universali. E' questa una lettura che implica riflessioni importanti sull'omologazione, sulla tristezza di percorsi prestabiliti e ordinari da seguire, sulla fragilità delle cose che desideriamo e sulla nostra stessa fragilità. Sulla ricerca frenetica di una stabilità a tutti i costi, che spesso fa rima con infelicità. E se la felicità invece si nascondesse nel coraggio di essere diversi? Nell'incertezza di una fuga?
Quella di Green è un'adolescenza mitica, quasi epica, mitizzata. Ma, attenzione, non in senso negativo. Trovo splendido che in letteratura, almeno, si possa ancora parlare di qualcosa senza rincorrere il realismo al 100%. Semplicemente in queste pagine lui descrive il mondo esterno di Quentin e Margo come se fosse il loro mondo interiore: è lì che loro si sentono il centro del mondo, si sentono quasi magici, quasi infiniti.

Questo romanzo mi è piaciuto per molti motivi, ma, credo, soprattutto perchè io sono una Margo. Uno spirito libero, incapace di guardare solo in superficie, incapace di indossare maschere senza soffrire.
Si è troppo veri a quell'età. Troppo per un mondo falso. Si è veri che quasi non si sopporta la vita, che ci si sente estranei, strappati, accartocciati.
Ho sentito i protagonisti di Città di carta estremamente più vicini a me, rispetto ai personaggi di Colpa delle stelle. Nei confronti di Hazel e Gus ho provato compassione, compatimento, commozione profondissima, ma verso Quentin e Margo ho sentito un'empatia travolgente. Ho avuto i loro pensieri, ho avuto le loro paure e le ho tutt'ora.
Sento io stessa di vivere in una città di carta, in un mondo di carta, popolato da molte persone di carta e cose di carta. Ma so di poter scovare ancora parecchio calore in mezzo a questo mucchio di indifferenza.

"... Erano queste le cose che non riuscivo a capire, e mi resi conto che non le capivo perchè non conoscevo Margo. Conoscevo il suo profumo e sapevo come si comportava con me e come si comportava con gli altri, sapevo che le piacevano la Mountain Dew, le avventure e i gesti teatrali, e sapevo che era divertente e brillante e che in generale era più avanti di noi altri. Ma non sapevo che cosa l'avesse portata lì, che cosa l'avesse trattenuta e che cosa l'avesse fatta andare via. Non sapevo perchè aveva migliaia di dischi ma non aveva rivelato a nessuno la sua passione per la musica. Non sapevo che cosa faceva di notte, con la tenda abbassata, la porta chiusa, nella privacy impenetrabile della sua stanza. E forse era questo che dovevo fare più di ogni altra cosa: scoprire chi era Margo quando non era Margo."

Voto: 

Bellissimo!


________


Ed ecco qui. Come al solito queste sono le mie riflessioni confuse, più che una recensione vera e propria. Stasera andrò a vedere al cinema Città di carta, film diretto da Jake Schreier uscito ormai da due settimane! Poi vi dirò cosa ne penso.
Vi lascio, intanto, il trailer:








Voi avete letto il libro? 
Siete d'accordo con il fatto che John Green non è affatto banale? Sono curiosa di conoscere il vostro parere su questo autore...

Buona vita e buona lettura.







10 commenti:

  1. Bellissima recensione, complimenti! :)
    Concordo pienamente: anch'io ho apprezzato molto questa lettura e la consiglio a tutti, soprattutto a coloro che ancora si ostinano a snobbare Green perchè lo considerano 'autore-di-serie-B".

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    1. Ma grazie mille :)
      Non capisco affatto questi pregiudizi nei suoi confronti. Ti ripeto, io trovo che faccia riflettere su tematiche per nulla scontate e piuttosto profonde.

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  2. Bella recensione! Tutto sommato anche io ho apprezzato Città di carta anche se non quanto Cercando Alaska.

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    1. Cercando Alaska mi manca. Credo che me lo conserverò per l'anno prossimo. Un John Green all'anno sarebbe perfetto! :*

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  3. Ciao! La tua recensione mi è piaciuta davvero moltissimo! Città di carta non è il mio preferito, tra quelli di John Green, comunque l'ho apprezzato parecchio.
    Davvero, complimenti!

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    1. Grazie mille, davvero! Sono felice che tu l'abbia apprezzata :)

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  4. Che bella recensione! Anche a me "Città di carta" è piaciuto molto e questo pomeriggio andrò a vedere il film con due amiche, spero che non mi deluda, visto le altissime aspettative che mi ha dato il romanzo :) se ti va, passa a leggere la mia recensione!

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    1. Ciao Giorgia! Io ho visto il film ieri e devo dire che mi è piaciuto moltissimo! L'ho trovato intenso, attinente al romanzo e profondamente reale.
      Fammi sapere, se ti va, cosa ne hai pensato :)
      Passo sicuramente a leggere la tua recensione :*

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  5. Bellissima recensione. E mi trovi d'accordo con molti punti, ma (purtroppo ho un ma ^^") questo romanzo mi ha coinvolto meno rispetto agli altri che ho letto dello stesso autore. Nonostante la storia mi abbia deluso, il suo stile resta unico e la sua narrazione originale e mai scontata. Baci <3

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    1. Grazie mille per essere passata e per i complimenti! :*

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