lunedì 26 maggio 2014

Recensione - La terra del sacerdote di Paolo Piccirillo

#4
In questa rubrica ogni settimana vi parlerò di uno dei miei personali 12 finalisti del Premio Strega 2014. Per conoscere la mia lista di finalisti ma anche quella reale ---> Premio Strega News; invece per conoscere i dettagli di questa iniziativa ---> Premio Strega, in my own way


Il 28 Giugno 2013 scrivevo su aNobii:

"Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione di questo romanzo.
Paolo Piccirillo ha soli 26 anni ma possiede un dono: una scrittura matura, adulta, completa e complessa.
Ho comprato il libro immediatamente e l'ho divorato. E' stata una lettura frenetica e vorace. Non nascondo di essermi persa parecchi punti necessari per capire il finale, tant'è vero che alla fine ero un po' confusa. Ma la confusione che avevo nella testa una volta terminata la lettura non è stata affatto qualcosa di negativo. Mi sono sentita tempestata da informazioni e travolta dal fiume di una storia terribile ma bellissima. Una storia così crudele e cruda ma allo stesso tempo delicata.
Tutto il romanzo è un continuo alternarsi di piani temporali, viaggiamo nel passato, torniamo nel presente, prendiamo un treno diretto nuovamente al passato e poi fuggiamo via correndo verso il rassicurante presente.
Io per pochi giorni ho vissuto nella terra di Agapito, ho dormito sotto il suo albero maledetto, ho sofferto insieme a Flori, ho raccolto gli ortaggi e la frutta della terra, che è insieme inferno e paradiso.

Fondamentalmente questo libro parla di un riscatto, di una rivincita sulla vita. Un uomo che decide che è possibile tornare indietro, è possibile amare, è possibile perdonare se stessi e vivere d'accapo.
Come lo stesso Piccirillo ha detto alla presentazione
"Nulla finisce mai davvero. Il punto che noi mettiamo (pensiamo ad una storia d'amore) è pur sempre qualcosa di artificioso"
Non c'è bisogno di raccontare la trama di questo libro, che consiglio a tutti semplicemente perchè è un'esperienza.
Un'esperienza così ricca che quando lo chiudi non ti sembra affatto finita."




Titolo: La terra del sacerdote
Autore: Paolo Piccirillo
Edizione: Neri pozza
Anno della prima edizione: 2013
Anno dell'edizione posseduta: 2013
Numero di pagine: 232
Prezzo: 16,50 euro
Tempo di lettura: Tre giorni
Dove e quando leggerlo: Su una panchina abbandonata, avvolti dalla nebbiolina della sera.
Incipit: 
"A farle la guardia ci sono due oche selvatiche. Hanno gli occhi rossi. Quando il sole se ne va la vecchia le libera, e loro sanno che devono sorvegliare il pollaio. A ogni movimento sospetto devono gridare e poi attaccare."

Recensione (o meglio, opinioni e chiacchiere sconclusionate)




























Avete capito bene. Questa è stata una rilettura.
Mi era piaciuto da morire, questo romanzo, già la prima volta. L'avevo eletto uno dei libri più belli del 2013, secondo il mio parere.
Perchè, dunque, questa seconda lettura?
Come avete potuto leggere, in quella veloce e bizzarra prima recensione, scritta a caldo da me circa un annetto fa, ero rimasta confusa e felice (citando Carmen Consoli) da cotanti elementi, da cotanti intrecci temporali, da cotanta bellezza. E' stata una rilettura necessaria per comprendere da dove provenisse esattamente il mio entusiasmo per quest'opera. E così è stato.
Mi ha ricordato la cupezza, l'inquietudine, la bellezza nera di questa storia. Una sensazione forte che pervade ogni frase, ogni parola. 
Non credo di essermi mai imbattuta in un libro anche solo simile a questo. 
La terra del Sacerdote è qualcosa di assolutamente nuovo e originale, ed è per questo che merita assolutamente questa candidatura al Premio Strega. Io non ho potuto fare a meno di inserirlo nei miei 12 finalisti, perchè ricordo con esattezza le emozioni che mi ha regalato, il confuso accumularsi di parole e situazioni incancellabili dalla memoria. E questa seconda esperienza è servita solo a confermare tutte le mie impressioni positive.

"La terra del Sacerdote è una terra avida, non dà né frutta né verdura. Tiene tutto per sé. Quel poco che dà lo dà male. Non sazierebbe nemmeno un cane randagio.E anche se sono anni che il Sacerdote la cura, la sua terra non è diversa da una terra abbandonata, morente."

Il Sacerdote è Agapito, nonchè il protagonista di questa storia. L'uomo assomiglia moltissimo alla sua terra, anch'egli è arido, morente e secco, senza frutti da dare. Il suo cuore è popolato da riflessioni amare e da ricordi ingombranti. Ha un passato da dimenticare, da calpestare e si tormenta senza darlo a vedere. 
Così ha preso ad odiare anche il resto del mondo, il resto degli uomini. 
Non è misantropo, no, perchè odia anche se stesso.
E' un uomo dalla doppia faccia Agapito, una rozza, l'altra delicata. Una spenta, l'altra piena di desideri. 
Il Molise è il suo paese, ci vive con sua moglie, una donna ignorante e sofferente, che ovviamente non ama. Lavora la sua terra senza vita e osserva "l'albero maledetto" che produce solo arance grigie e rinsecchite.
Cosa ama Agapito? O meglio, è capace di amare?
La vita lo mette davanti ad un evento che non si può ignorare: una donna. La trova mezza morta, stremata, proprio nella sua terra. E' una ragazza dell'est che scappa dai suoi aguzzini che la costringevano a partorire figli da destinare all'adozione o al traffico d'organi.
Vi dirò solo questo della trama, perchè mi è assolutamente impossibile raccontare di più. 
Questo libro è come un viaggio a tappe. Ogni tappa si solleva un velo e ci viene regalato qualcosa. Ogni lettore ha il diritto di percorrere questa strada da solo, senza anticipazioni di nessun tipo.
La maggior parte de "La terra del sacerdote" è scritta al presente, come a voler penetrare più a fondo negli eventi. Come a voler rappresentare con estremo realismo una storia che invece sfiora il surreale.
L'elemento naturale, di contatto tra uomo e terra, è quasi onnipresente, e viene già anticipato dal titolo e dalla copertina del romanzo.
Sono molti i personaggi che popolano questa storia scura, e tutti particolari, bizzarri, cupi. Come se ognuno avesse una macchia nera sul cuore, che indica gli errori commessi in vita. Si respira un'aria lercia, soffocante, senza speranza.
Mentre leggevo non sono riuscita ad immaginarmi bene il corpo o il viso di Agapito, come se si trattasse di una figura multiforme, di un personaggio indefinito. Come siamo noi davvero. Noi uomini, che non siamo mai per due giorni consecutivi la stessa identica cosa.
E' una storia cruda quella di Piccirillo, e lui ce la racconta senza mascherare nulla, con parole nude e vere. Restano conficcate con forza dentro gli occhi di chi legge, come se avessero un corpo, le sue parole, come se avessero una vita propria.
E' davvero difficile, quasi impossibile, rimanere indifferenti dinanzi a questo racconto e al linguaggio carico e intenso dell'autore, dall'atmosfera surreale e densa di durezza dell'intero libro.
In un percorso intricato e a zig-zag attraverso piani temporali differenti, attraverso vite che si scontrano e si incontrano, troviamo una varietà di personaggi, tutti schiacciati dalla tristezza delle vite che si sono ritrovati a vivere, tutti simili in questa rassegnazione.
"...un'aria precisa che è l'odore suo mischiato a quello del marito, che a volte è profumo e a volte è puzza, che si sente solo quando entrambi stanno nella stessa stanza, ma che entrambi non sanno più riconoscere. Basterebbe che almeno lui o lei sapesse dare un nome alle cose, e forse avrebbero chiamato tutto questo amore."

Si, c'è anche amore,in quest'opera, o forse soprattutto. L'amore mancante, quello più voluto, più desiderato. L'amore assente, nascosto, scavalcato, represso. Gli abitanti del Molise di Piccirillo sono storpi perchè mancano di quell' umanità che solo l'amore regala.
"C'era tra loro un affamato viavai di sguardi e un silenzio senza meta, il silenzio di chi parlando ha paura di sprecare tutta la bellezza condivisa con l'altra persona, che intanto tace."
E questi sprazzi d'amore e di luce si scontrano, nel romanzo, con le infinite ombre che la storia porta con se, arricchendola e completandola. Facendola apparire così vera.
In sostanza, una lettura davvero appassionante e scorrevolissima.
Oserei dire, uno dei migliori romanzi italiani degli ultimi tempi.


Citazione preferita:
"Ci sono molti motivi per dirsi addio, morire uno da questa parte del mondo e l'altro dall'altra, ma c'è sempre un motivo, uno solo, oscuro e inspiegabile, che fa si'che due respiri qualunque si confondano, un motivo che può mettere fine a tutto restando insieme, mano nella mano, e sentire per sempre il proprio odore uguale a quello di chi ti stringe la mano"


Buona vita e buone letture!


1 commento:

  1. Ne avevo già sentito parlare da Ilenia Zodiaco e ne sono rimasta molto colpita. Sono contenta che sia piaciuto anche a te, appena lo trovo in libreria ho deciso di comprarlo XD
    L'unica cosa è che temo che sia troppo... intelligente, insomma, ho un po' di paura di non essere abbastanza preparata per un libro simile. Diciamo che non sono proprio un'adulta e ho provato a mettermi in gioco partendo da qualche classico ed Orwell.

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